Piccola premessa prima di leggere: quando osserviamo un breve video sui social vediamo solo pochi secondi di un percorso molto più ampio. Trarre conclusioni sul modo di scrivere di un bambino da un singolo gesto rischia di farci perdere di vista ciò che conta davvero.
Ora vi racconto cosa è accaduto.
Questa mattina ho pubblicato sulle mie pagine social un reel (lo trovate anche in fondo a questo articolo) dedicato ad alcune attività preparatorie per bambini che frequenteranno la prima a settembre. Tra le immagini compariva una bambina che scriveva i numeri 8 e 9 iniziando il cerchio dal basso.
Quel reel non aveva l’obiettivo di insegnare il verso dei tratti né di mostrare il punto di partenza corretto per scrivere lettere e numeri. L’attenzione era rivolta ad alcune attività (come pregrafismi, classificazioni, labirinti) che precedono l’apprendimento scolastico e alle competenze che lo sostengono.
Eppure alcuni commenti si sono concentrati proprio su quel dettaglio, facendo notare che il cerchio andrebbe fatto dall’alto e altre modalità sono errate. Da qui nasce l’idea di questo articolo: fare un po’ di chiarezza.



Sì, esistono indicazioni condivise sul verso con cui tracciare lettere e numeri. Sono indicazioni utili, che hanno una precisa motivazione didattica. Ma è altrettanto importante ricordare che non sono regole assolute e che, soprattutto, non si può giudicare una scrittura osservando un singolo gesto fuori dal suo contesto.
Nel video, infatti, la bambina stava semplicemente scrivendo secondo il proprio automatismo grafico. Non le era stato chiesto di eseguire un esercizio sul verso dei tratti, né il reel affrontava quell’argomento. Per questo motivo credo sia utile approfondire il tema, distinguendo ciò che rappresenta una convenzione didattica da ciò che, invece, costituisce un reale indicatore della qualità della scrittura.
Perché esistono indicazioni sul verso dei tratti?
Nei metodi di insegnamento della scrittura, ogni lettera e ogni cifra vengono generalmente presentate con un ordine dei tratti e un punto di partenza. Queste convenzioni sono state sviluppate per facilitare l’apprendimento e rendere il movimento della mano più naturale.
Ad esempio:
- le lettere con una forma circolare, come o, a, d, g (in corsivo) e spesso anche lo 0, vengono normalmente tracciate iniziando nella parte superiore e procedendo in senso antiorario;
- le aste verticali, come quelle di l, t, h e di molte altre lettere, vengono generalmente eseguite dall’alto verso il basso;
- i tratti sono organizzati in modo da ridurre i sollevamenti della penna e preparare il passaggio alla scrittura corsiva.
Queste indicazioni sono il frutto dell’esperienza didattica e aiutano molti bambini ad acquisire automatismi efficienti.
Non sono regole assolute
È importante ricordare che non esiste una norma che obblighi tutti a scrivere seguendo esattamente lo stesso verso dei tratti.
Anche tra gli adulti si osservano differenze significative: alcune persone iniziano il cerchio della O dall’alto, altre dal basso; alcuni scrivono il numero 8 con un unico movimento, altri lo costruiscono in due tempi. Molti di questi gesti diventano automatici nel corso degli anni senza compromettere la leggibilità.
Ciò che conta davvero è che la scrittura sia:
- leggibile;
- sufficientemente fluida;
- eseguita senza eccessiva fatica o tensione.
E se un bambino parte dal basso?
È una situazione molto comune. Alcuni bambini iniziano spontaneamente lettere e numeri dal basso o seguono un ordine dei tratti diverso da quello proposto dall’insegnante.
Nella maggior parte dei casi non è un segnale di difficoltà né un errore da correggere con insistenza.
Prima di intervenire è utile chiedersi:
- il bambino riesce comunque a scrivere in modo leggibile?
- il gesto è fluido oppure appare molto lento e faticoso?
- il modo di scrivere consente l’apprendimento di nuove lettere o del corsivo?
Se la risposta a queste domande è positiva, spesso non è necessario modificare un automatismo già consolidato.
Quando è utile proporre un verso diverso?
Può essere opportuno insegnare o riproporre il verso convenzionale quando il bambino:
- è ancora nelle primissime fasi di apprendimento (preciso perché non lo ho detto che la bambina del video ha finito da poco la classe terza) ;
- interrompe continuamente il tratto per completare una lettera;
- mostra molta fatica nel controllo del gesto;
- presenta una scrittura molto lenta o poco efficiente.
In questi casi il verso dei tratti può rappresentare uno strumento per semplificare il movimento, non un obiettivo in sé.
Come comportarsi con i bambini
Alcuni atteggiamenti aiutano più di altri:
- Mostrare il movimento convenzionalmente proposto senza trasformarlo in una continua correzione.
- Dare il buon esempio scrivendo lentamente davanti al bambino.
- Rinforzare i progressi nella fluidità e nella leggibilità più che la precisione del punto di partenza.
- Evitare di interrompere ogni lettera con osservazioni del tipo: “Hai iniziato dal punto sbagliato”.
- Se si desidera modificare un’abitudine, farlo gradualmente e solo quando il bambino è pronto, proponendo attività brevi e senza creare frustrazione.
- Ricordare che, una volta consolidato un automatismo funzionale, cambiarlo non è sempre necessario, soprattutto se non interferisce con la qualità della scrittura.
L’obiettivo è una scrittura funzionale
Le indicazioni sul verso dei tratti hanno certamente un valore didattico: aiutano molti bambini a costruire movimenti più efficienti e a sviluppare una scrittura più scorrevole. Tuttavia non dovrebbero diventare un motivo di ansia o una fonte continua di correzioni.
Ogni bambino costruisce i propri automatismi con tempi e modalità leggermente diverse. Se la scrittura è leggibile, il gesto è rilassato e il bambino procede con sicurezza, un punto di partenza diverso da quello suggerito rappresenta spesso semplicemente una variante personale.
In altre parole, il verso corretto è soprattutto una guida per facilitare l’apprendimento, non un criterio con cui giudicare la qualità della scrittura. Prima di soffermarci su un dettaglio tecnico, vale sempre la pena ricordare qual era l’obiettivo dell’attività che stiamo osservando e, soprattutto, guardare il bambino nella sua globalità, non un singolo tratto di penna.